giovedì 29 novembre 2012

SomeNights

Sono Marla Singer.Sono una di quelle puttane ubriache e logore di Bukowski. Sono Christian F, sono Babette. Sono Lisa. Ero lì che riflettevo sulla vita e pensavo alla morte e mi sono accorta che nessuna delle due mi interessava  particolarmente. Riflettevo e pensavo se mandare al diavolo le cose solo parzialmente o in toto , e in questo labirinto ho perso ancora due giorni di vita. In un letto a bere tè e fumare sigarette al cioccolato. Maledetto il giorno che mi è venuto in mente di comprarle, stomacano.
Il letto poi è diventato un pub , il tè dei cocktail e le sigarette...sinceramente non lo so le sigarette cosa sono diventate.Occhi rossi e pupille a ventosa, e rotoli rotoli rotoli giù nella testa e giù nei portici. Vedo il mondo a colori e sono daltonica. Nella testa suona DavidBowie e mi dice che possiamo essere eroi solo per un giorno. E che quindi, sostanzialmente, il giorno dopo siamo di nuovo a novanta. Umani con le doppie punte, mutui a interesse variabile e sogni a marcire nel cassetto. Ma questa notte sono leggera e piovono colori da ogni lampione, e mi faccio la doccia in una nebulosa viola e vortico vortico vortico con i tacchi in mano e il batterista degli slipknot ubriaco nel petto e vorrei uccidermi ma apro la bocca e cerco di raccogliere quelle gocce che ora sono blu e sembrano pioggia vera.* "Non tamquam exeant de vita sed tamquam extrahantur." I codardi, coloro che non hanno mai preso in mano nulla anche alla fine non escono dalla vita, bensì ne vengono estratti. Extrahantur.Fino alla fine subiscono passivamente. Per questo non mi uccido mai davvero.
Sono in un divano-letto e c'è l'odore di un ragazzo carino che conosco da poco e sopratutto non so come ci sono arrivata. Fantastico. Cheers, almeno ha da bere e almeno non rischio di congelarmi e c'è un chilum. Sento l'odore di patatine e questo Tizio in boxer mi dice che devo mangiare. è due giorni che non mangio e bevo thè e quindi, coerentemente , prendo il Rum e lo mischio a qualcosa come pepsi . E tre, due , uno. Sono così fuori che vedo Lucy in the sky with diamonds e le grido Ehy Jude! cazzo ci fai in quel YellowSubmarine. Il bilocale di Tizio è la topaia di periferia di un ragazzino russo e adottato, che ha preso tanti cazzotti in bocca e la fa pagare a tutti e a sè stesso con l'autodistruzione. Mi racconta che è morto per qualche secondo perchè gli acidi hanno mandato non so quali valori alle stelle. Intanto beviamo Rum su un tappeto che dio solo sa quanto vomito ha visto. Mi racconta che ha un solo testicolo perchè l'altro era calcerogeno. Che lui è di San Pietroburgo e ha visto il Plazzo d'Inverno e se lo ricorda anche se era molto piccolo. Altro Rum e intanto gli rispondo che ho letto Notti Bianche. Mi dice che sto morendo e gli rispondo che era ora e finisco quel che rimaneva nella bottiglia. Le labbra sono affettivamente blu e la pelle è di quel bianco innaturale.Anche se l'unica cosa innaturale in realtà è che io ancora non ero morta o quanto meno in coma. Mischia in parti uguali alcol acidi e ketch. Tira dell'eroina.  Credo qualsiasi cristiano si spalmerebbe sul pavimento. Io invece mi sono ritrovata in mutande in una vasca da bagno di acqua bollente. Il Tizio dice che ero svenuta con gli occhi aperti ed ero congelata e tra un po' è ora di vomitare un po' di merda. Riattacca a parlare. Dice cose come che non si innamorerà più di un'italiana, forse di una spagnola o un'inglese. Che vuole andare a Londra a gestire un locale e che cazzo sei molto più bella così . Mi dice ne ho conosciuta un'altra di ragazza come te. Come me come? Con i tagli, che non mangia o mangia e vomita.Mi incupisco e torno nella mia bolla di acqua e ho le mani con i nervi tesissimi, contratti. Dice che non gli frega e che adesso davvero devo vomitare e poi mi porta a letto.

Cammino con i tacchi in mano e il sole è caldo. Spunta da nuvole di zucchero filato e le luci sono incandescenti, bianche. Così tanto che fanno riflettere l'asfalto e in mezzo all'erba sembra la strada fatate per i giardini dell'eden. Io forse sono morta ma il fango e i sassi si appiccicano comunque sotto i piedi. Cammino con le calze che cadono fino al ginocchio e la traiettoria storta . Mi fermo sulla fanghiglia e rimango seduta non so per quanto. Penso che non darò la maturità e che mi sarei immaginata qualcosa di meglio che essere così. Capisco perchè nel tradurre Seneca sono finita a piangere.

*"Quam ire non intelleximus transisse sentimus"
E quella vita che non avevamo capito fosse di passaggio, la sentiamo passata.
(
*Seneca, DeBrevitate Vitae)




















 (DayAfter)