mercoledì 17 luglio 2013

Solite aurore

 Si ricomincia con le solite aurore.
Mentre la gente si sente sconfitta ad imbustare pensieri che non dovrebbero stare in un cassetto.
Commissiona suggerimenti sfioriti, affamata di inganni.
Pochi sanno toccare delicatamente un corpo,pochi ne riconoscono ancora uno.

Si ricomincia con le solite vite.
Che resistono alla demagogia culturale. Alla vereconda menzogna emulatoria dell'istruzione.
Alla sociologia manipolatrice da pizza hut. Alle filosofie del successo seriale.

Mentre la gente non è più nemmeno gente.  
Si ricomincia con gli insulti mansueti.
Strofinati nell'abitacolo del nostro fragile emisfero emotivo. Dove nessuno può cercare l'evidenza.
Si ricomincia. Disintegrando. Il pasto. Il passo. Questo posto. Dappertutto.

 Massì,siamo tutti stati ubriachi.
Di stelle, di inverni perduti, di vuoti a perdere.
Paracadutati da una  nuvola desiderata.
Avvelenati. Dai passivi natali preconfezionati. Coi monumenti addobbati. Per nascondere il marciume dell'abbandono, dell'ignoranza. 

Datemi del barbone.
Squarciata dal dolore di una ferita domata, 

una ferita troppo impegnata a brillare per sorridere su questa giornata priva di amore, 
per sorridere almeno un po' alla propria vittima.
Confidare nell'affetto del proprio carnefice è da stolti , eppure uno ci prova sempre.
Ma non c'è nulla da rimproverare.
E comprerò cioccolatini di miele. Mi lascerò andare in un cinema del centro città,fra velluto e sputi. Senza sangue. "Pulito-Pulito".Senza ricorso all'orrore. Per quello c'è la tv. Senza alcun riferimento a Dio. Quello non c'è.

 Ho pregato sai? Sì io atea , io miscredente, sono arrivata a pregare.
Perchè questo Mondo non è il migliore dei luoghi possibili,ma è quello di cui IO ho infinito bisogno.

Sai cosa ti dico? Di provare a trasformare il tuo dolore in disastro. 
Non puoi immaginare quanta grandezza vi sia nella decadenza struggente della distruzione. 
Ferirsi le braccia. Tagliare corti i capelli. Diventare un bocciolo sepolto. Stracciare sul futuro. 

 Burlarsi dei vivi. Suonargliele in faccia con tutta la rabbia che hai. Però fallo davvero, fallo per bene, fallo seriamente. Non quelle patetiche cose che leggi ingiro,quelle bambinette che impiantano una tragedia su tutto. Fallo in modo da comprometterti. Da avere rimpianti, da perdere. Fallo che non parti per un viaggio, che non scegli un percorso di studi, che rifiuti un marito, che ti volti indietro e vedi questa lunga fila di cose. Tutte insieme.
E se ci sei riuscita
sai cosa ti dico?Tornatene a casa. Sconfitta.
Perchè quel che può darti il perseguire ostinatamente la strada della distruzione 

è sì grande
ma non nobile. 
Non vi è nulla di romanzesco, nessuna rivelazione, non ingrandirai il tuo animo, nessuno ti guarderà con ammirazione.
Il mondo è dei vivi, il mondo è delle madri in berlina 4x4 , dei biscotti a colazione, dei compromessi quotidiani.
Un'amica mi ha detto "tutti siamo infinitamente piccoli in qualcosa" . 
La mia infantilità sta nel continuare ad avere bisogno 
di più, di altro, di oltre. 
Ostinatamente.
Le cose sanno di terra, sono qui.

9 commenti:

  1. Mi hai fatto venire i brividi...sai?

    In questo periodo non so più cosa è giusto e cosa è sbagliato..oppure lo so ma non lo voglio vedere
    perché alla fine le cose giuste sono cose che ci hanno sempre fatto credere che siano giuste
    E se io volessi scegliere la cosa sbagliata o almeno sbagliata agli occhi di tutti?
    Sai cosa? non ho coraggio e vivrò di compromessi
    Tristezza :-/

    Ok scusa lo sfogo ._.

    Ad ogni modo scrivi in maniera pazzesca e sai trasmettere tantissimo

    Un abbraccio

    RispondiElimina
  2. "Tutti siamo infinitamente piccoli in qualcosa" credo che la tua amica abbia pienamente ragione. Tutti, nessuno escluso, è dannatamente piccolo e insignificante in qualcosa. Ma credo che valga anche la versione inversa: tutti siamo davvero grandi in qualcosa. Quindi, vale davvero la pena distruggersi? E' più grande l'importanza di vivere o di disintegrarsi?
    Ti stringo.

    RispondiElimina
  3. Scrivi troppo bene, brividi, davvero...
    Hai ragione, e hanno ragione le altre.
    Sono incantata dalle tue parole

    Ti abbraccio piccola

    RispondiElimina
  4. E io invece dico di provare a trasformare il dolore in bellezza. Beauty from pain, come dice la canzone.
    O di trovare nel disastro la bellezza - beauty in the breakdown.
    Perchè rimestare nella disperazione è una cosa che ci viene fin troppo facile e naturale, tutto o nulla, non posso essere la migliore del mondo, e allora sarò la peggiore, e nel modo più atroce possibile. Troppo facile così. Distruggere tutto e poi sedersi vuote sulle macerie. Troppo facile.
    Ben più difficile invece il provare a (ri)costruire. E il provare a farlo ancor prima di aver toccato il fondo, quando si sente di avere ancora qualcosa da perdere, perchè poi quello che è perso veramente non si ritrova. Comprendere che non siamo niente. E che, per questo - entro i nostri ovvi limiti - abbiamo la possibilità di decidere di diventare tutto.

    https://www.youtube.com/watch?v=fZ2lKr7YXxk

    RispondiElimina
  5. Anch'io a volte penso che lasciarsi sopraffare continuamente dal dolore e farne quasi una condizione dominante dei propri comportamenti e dellr proprie azioni alla fine non fa altro che prevaricarti, privarti di qualcosa, renderti schiavo di una filosofia che ti sei ideato e che non ti porterà mai a nulla. Poi ti guarderai indietro e penserai che sei stato stupido, forse crederai di non meritare ciò che hai perso, che sia giusto così. Ma la verità è che bisogna imparare a convivere con i propri dolori e le proprie debolezze. A volte però penso anche, forse erroneamente che, in fondo, è necessario 'toccare il fondo', avere qualcosa di cui pentirsi, crogiolarsi un po' nel suo dolore, sbagliare: perché solo così ci si può davvero motivare a trovare riparo, a prendere la propria vita in mano e salvarsi, a trovare qualcosa da amare, amare se stessi e trovare una luce anche dove prima si vedeva solo buio!

    RispondiElimina
  6. Perché aver bisogno di altro, di oltre, significa essere infantili?
    Io non voglio essere infantile. E quell'oltre-altro mi consola, a volte.

    RispondiElimina
  7. "tutti siamo infinitamente piccoli in qualcosa"... quant'è vero.
    un abbraccio

    RispondiElimina
  8. scrivi benissimo e non riesco a staccare gli occhi dalle tue parole...da oggi ti seguo
    se vuoi passa anche tu da me, mi farebbe piacere :)
    http://stobeneforse.blogspot.it/

    RispondiElimina
  9. La mia infantilità sta nel continuare ad avere bisogno
    di più, di altro, di oltre.
    Ostinatamente.

    Parole perfette

    RispondiElimina