mercoledì 28 maggio 2014

(non volevo cancellarvi i commenti ma non so perchè il post era tornato in bozza)

La differenza tra l'immagine che uno ha di sè stesso e la realtà sarebbe in grado di ammazzare chiunque. E forse il motivo per cui i vampiri non muoiono è che non hanno la possibilità di vedersi in fotografia .

Si può passare una vita intera a costruire un muro di certezze tra noi e la realtà.
E ovviamente qua non si sta parlando di aspetto fisico.
Conoscere certe persone è peggio di qualsiasi tortura pensabile.
E nn dico le persone brutte, ma quelle incredibilmente belle.
Perchè ti sbattono lì un sacco di cose, ti fanno rivivere un sacco di scelte e tornare a galla un sacco di rammarichi. Che avevi abbandonato sul fondo di tutto. Che ormai, diffondevano il proprio fiele a costanti ma basse frequenze. Ormai, normalità.
Personalmente non ho mai avuto paura delle grandi tragedie della vita.
Sono le goccioline a spaventarmi. Perchè non è più dolore, è erosione.
Una volta una ragazza mi ha detto che guardando me ci si possono vedere tantissime cose.
Tanti futuri, tante opportunità.
Se io devo guardarmi senza uno specchio non so cosa vedere.
Invidia,probabilmente. Per tutto e tutti. Per qualsiasi spazzino o neolaureato senza lavoro.
Chiunque, se rimane a contatto con me per un certo arco di tempo, vince un mare di proiezioni per cui diventa il mio oggetto di invidia preferito.
Chiunque ha una vita migliore della mia con questi occhi.
Dammi uno specchio, dammi un contesto e salto agli antipodi.
Medicina. Dentro un'aula, gomito a gomito con altri aspiranti al 30 e lode al primo esame della sessione, gioco per essere la migliore e far venire fuori tutti cretini.
Decontestualizzami e mettimi in un esame di ingegneria e farò lo stesso. Anche se non me ne frega un'emerita sega.
Questo succede quando non sai COSA sei. E vivi per tanto tempo identificandoti con voti, titoli e numeri. Come a barricarsi dietro un'armata di fogli di carta per far sì che le famose belle persone sopracitate non scorgano bene chi sei. O la tua invidia.

Una cosa che ho imparato fieramente a fare è andare avanti senza portarmi dietro chi ero.
Ovviamente , il passato è lì e nessuno ha la preteva di cancellarlo.
Ma fin tanto useremo il passato come scusa,
ci sarà sempre la nostra storia troppo tragica per fare altro.
Fin tanto non smettiamo di perseguitarci per le scelte sbagliate, di mettere alla gogna i genitori per non esserci stati o gli insegnanti per non aver insistito
non potremo mai avere davvero per le mani il presete.
Se riusciamo a perdonare ciò che gli altri ci hanno fatto , quello che noi abbiamo fatto agli altri , prendendo congedo da tutte le nostre storie , dall'essere carnefici o vittime,
solo allora potremo salvarci.
Non si fa che trasformare il passato in una storia in grado di dare ragione.
 è la stessa cosa che succede per le storie che si raccontano.
è l'unica via conosciuta per digerire e assorbire la propria vita: trasformarla in storia.
E ci sono storie che non si riescono a digerire , momenti di cui non si riesce a parlare, che ti fanno marcire dall'interno.
Ed avvelenano. Quel che si può dire si può anche controllare.
Il resto è
cultura della colpa, l'era delle vittime, carnefici e testimoni.
Innamorarsi del proprio dolore, farci una nicchia, al punto di chiamarla casa.
Al punto di non riuscire ad abbandonarlo.
Un po' come se i prigionieri di Auschwitz all'arrivo delle armate americane si fossero barricati dicendo
-voi non ci salverete, è ancora troppo presto, rimarremo qui fin tanto non ci troveranno
Fin tanto il mondo non verrà ad aprire la porta e a partire da quel giorno innondato di sole, il mondo intero ci amerà.
Io so per certo che nessuno aprirà mai la porta e inizierà ad amarci fin tanto noi pretenderemo questo. dall'alto della nostra ferita, la scusa, quello che ci rende speciali.


è brutto dirlo, ma personalmente ho ragionato in questo modo per così tanto tempo
che mi sembra di non saper camminare e allo stesso tempo di fluttuare

6 commenti:

  1. Ciao cara, ho visto il commento e no, non faccio medicina perché purtroppo non sono entrata.
    Come tutti quelli che falliscono faccio biologia, non sai quanto ti invidio..

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  2. Le prime righe del tuo post mi hanno fatto pensare a 2 cose.
    Innanzitutto, uno dei miei libri preferiti: “Uno, Nessuno E Centomila” di Pirandello, che la tua frase d’apertura del post penso sintetizzi al massimo eppure in maniera completa; tutta la discrepanza che esiste tra l’immagine (psicofisica) che noi abbiamo di noi stesse, ed il modo in cui invece gli altri ci vedono e ci percepiscono. Quest’impossibilità di arrivare ad un’unitarietà di figura che ci frammenta in molteplici singolarità, che anche se riunite ci lasciano con un niente in mano.
    In secondo luogo, una cosa scema che mi è successa quando ero alle scuole medie. Avevo questi 3 compagni di classe, ed era quel periodo in cui non so perché avevamo deciso che avremmo fondato una band. E cantavamo tutti i successi musicali del momento, e ci registravamo su musicassette (di quelle che credo ad oggi siano pezzi d’antiquariato, ma che al tempo erano il massimo ritrovato della tecnologia musicale…). E quando ci riascoltavamo, ogni volta io rimanevo stupita da come suonava la mia voce e dicevo: “Ma no, dai, come fa ad essere quella la mia voce? Io non parlo e non canto mica così!”. E tutti gli altri a dirmi: “Invece si!, che diamine vai dicendo?”. La discrepanza tra la voce che credevo di avere, e il modo in cui gli altri sentivano la mia voce.
    Il discorso sull’invidia è tanta roba, ma ti scrivo su questo via e-mail, perché è strettamente personale.
    P.S.= La domanda scema del giorno: dove hai scattato la foto d’apertura del post?...

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  3. V io ti leggo da tanto. Ho molti più anni di te(non ho un disturbo alimentare, ma ci ho "avuto a che fare") ma ho in comune con te la propensione alla ricerca e all'abbattimento dello "scontato" (che sia a livello di stili di vita che di pensieri...valori...rappresentazioni...significati).
    Sento che hai una bella anima e tante consapevolezze...hai mai letto Pessoa (credo che dentro la sua poetica ci siano molti luoghi in comune con i tuoi pensieri) susi

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    1. ti ringrazio susi per il consiglio letterario (vedrò di nformarmi) e per continuare a leggermi ...
      questo blog è aperto a tutti non necessariamente ragazzine con un disturbo alimenta...al contrario ^_^

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    2. Allora ti consiglio "il poeta è un fingitore"

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