martedì 30 settembre 2014

Primo amore







AL
C'è a chi basta un 50Special per volare ,
e a chi uno stomaco vuoto.
Qualcuno si accontenta di un messaggino o un bacio agognato
e a qualquno la differenza la fa pesare un sedano.
Ci sono tanti modi per volare, e voli davvero.
Non credo esistano felicità fittizzie.
L'imprinting di un dca è nella linea di commistione tra  bello e bestiale
e forse è la categoria di sensazioni più brutale di tutte...perchè crea dipendenza.
E tutti quelli che dicono non da  felicità mentono.
NON PORTA a vera felicità, sì vero.
NON DURA, sì vero.
Ma li per lì, la felicità ce l'hai eccome .
Immagina di tornare a 12 anni quando per la prima volta prendi un treno ,  con i tuoi soldini,in segreto da mamma e papà, e vai a fare una scampagnata con le amiche in un posto lontano. Magari ci piazzi la prima birra o la prima canna. Giuro che nella tua vita non ti sentirai mai più così ubriaco o così fatto.
I treni che prenderai dopo non porteranno a posti così belli. I colori saranno più spenti e anche le compagnie meno esaltanti. In quel momento , in quello spazio liminale , eri Dio.
 è la sensazione su cui puoi sempre fare affidamento, il pensiero sicuro, che non sbagli mai.
Cancelli il resto , ma il ricordo intonso e felice della prima volta è quel che ti porti sempre dietro.
Come il primo amore.
Ben diverso dal primo sesso, quella è solo una degenerazione sporca.
Il primo amore è l'impido e spesso inespresso. é quello che ti fa nascondere dietro i muri e sbirciare il compagno di classe arrosendo. Il primo amore è infantile, e come tutte le cose infantili le sensazioni attorno sono pure, spontanee e fortissime.
Il primo amore è quello che ti fotte.

Perché adori soltanto l’inverno?I colori insaturi ? I romanzi senza lieto fine?
Perché credi che gli altri ti porgano solo inganni cordiali?
Novembre è capovolto. I poeti del 14 Dicembre sono tutti toccati dal destino.
Pericle e Canfora non sono mai stati compagni di banco 

e i ragazzi tristi si baciano più a lungo. Più dolcemente.

28 commenti:

  1. Ci sono felicità che la ragione non è in grado di smontare, e noi continuiamo a rincorrerle.
    Io bramo quelle sensazioni ogni giorno, sono la mia promessa della buonanotte.
    È solo x sentirsi viva.

    Adoro i tuoi post
    ;-)

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  2. Le droghe, il primo sesso agrodolce, il disturbo alimentare. Solleticano il nostro ego, il nostro immaturo senso di competenza del vivere, la nostra voglia di qualcosa di unico ed essenziale. Si cammina sul crinale scosceso fra la vita e la morte, equilibristi studiatamente scaltri su quel filo che vediamo più robusto di quanto non sia.
    Tutto diventa bianco o nero, una serie di pegni sul nulla il cui riscatto o meno decreta in un istante la felicità, la capacità, il valore di sé...o il nulla che ci attanaglia da dentro, viscida piovra acquattata nel corallo delle nostre paure.
    E ci sono tre vie:
    ritramutati nei bambini che siamo, piangere nel buio, ricevere compassionevole disprezzo - e restare impantanati;
    da autoproclamati adulti, proseguire nella guerra che abbiamo dichiarato a noi stessi - e restare impantanati;
    proseguire bocconi inciampare ferirsi, e cercare un'altra strada, segreta a tutti all'infuori di noi. E si va avanti. Magari si finisce sugli avambracci, a strisciare.
    Ma si va avanti.

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  3. Fin quando continuerai a rincorrerle sacrificherai sempre una parte della tua vita.. Non darai mai al 100% di qualsiasi cosa fai (lavoro/amici/relazioni..) perchè sarai sempre un pò dall'altra parte.
    In questi mesi sono cambiata molto e alla fine credo che sia solo questione di scelte,solo questione di capire DA CHE PARTE STARE.
    Detto ciò la mia personalissima idea è che non c'è un giusto o uno sbagliato univoco,nel senso,se uno così sta bene,può stare tutta la vita così a metà,può continuare a barcamenarsi nell'euforia dei pantaloni che cadono e nelle ossa che sporgono.
    La guarigione o remissione non sta nell'imporsi una vita che non si sente propria...
    Però non so,io penso di essere arrivata a un punto di catarsi, in cui i giochi e le bugie mi stufano,e voglio capire.
    E in realtà sto rivalutando,da che parte stare... non per un'idea "voglio guarire"
    Più che altro è un'idea del tipo "non mi interessa più"
    Ti stringo V

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  4. Quella foto... è bellissima. Mi ha fatto stare male ma ha quel fascino sai... tetro. Io credo di non aver mai preso un treno ...

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  5. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. non mi aspettavo molto di più.
      Quel che c'è scritto rimane valido, a breve ti elimino la possibilità di commentare.
      Parli, ma ti vergogni della bocca da cui escono le parole che non hai manco i coglioni di spiegare.
      Chapeau.

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    2. "shit happens" vicino al tuo ano (quanto lo fai a pecora è vicino..) non credi che faccia perdere il significato metaforico dell'esmpressione mettendo un po a disagio l'eventuale amante?

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  6. mi sono innamorato del tuo modo di parlare, usi parole ricercate a cazzo. Sei unica.. Anche se non ho mai fatto l'amore con te, so come è fatto ogni centimetro del tuo corpo, tranne gli odori ovviamente.. ti pagano bene per mostrarti nuda?

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    1. mi sembra di avere molta proprietà di linguaggio.
      O scrivi privatamente o da ora non potrai più commentare.
      Ciao ciao.

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    2. Proprietà di linguaggio!

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  7. Il ricordo mi suggerisce silenziosamente che sono stata una persona anch'io.

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  8. In una maniera che non ti so ben spiegare a parole, ma che pure dentro di me sento molto forte, mi rispecchio nel contenuto di questo post. Cioè, mi rispecchio in quella sensazione di "felicità della prima volta", che molte volte ho provato in vita mia, di fronte a cose ed eventi del tutto differenti l'uno dall'altro. Io credo che la prima volta sia sempre "più forte" delle altre, emotivamente parlando, perchè la nostra esperienza di vita va ad includere qualcosa che fino a quel momento era rimasto ignoto, inesplorato. Quando poi quella stessa cosa la ripeti, assume il carattere della routine, e quindi le emozioni forti che ci stavano sotto la prima volta, finiscono per affievolirsi. Però quello che ti rimane impresso in testa è il ricordo della prima volta, perchè è diverso da tutto il resto, le volte successive sono un appiattimento che, proprio perchè tale, non potrai mai ricordare, ma quell'intensità della prima volta è una cosa che non si può dimenticare.
    E si, purtroppo è vereo che questo discorso vale anche per il dca. Perchè non si può negare che anche questa malattia, anche se in un modo malato, a suo modo in certi momenti riesce a farti sentire felice. Per cui, in risposta a questo, io adesso provo a vivere la mia vita quotidiana, perchè anche qui ci sono delle cose belle, e che mi possono garantire una felicità più duratura rispetto a quella temporanea del dca, e io questa vita non me la voglio più far scappare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Un abbraccione, e lascia perdere certi commenti anonimi: come dice il poeta "non ti curar di lor, ma guarda e passa". Perchè persone che fanno così non meritano altro, anzi, non meritano proprio niente.

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  9. A Anonimo:

    E' palese che tu non abbia chiavato con lei, si vede da come rosichi, favetta millimetrica impotente (come tutti gli anosmici, del resto).

    E, per tua informazione, sì, gli shooting naked son pagati discretamente. Vuoi rosicare anche per questo?
    E a te invece quanto ti pagano per le minchiate che scrivi?

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  10. "shit happens" vicino al tuo ano (quanto lo fai a pecora è vicino..) non credi che faccia perdere il significato metaforico dell'esmpressione mettendo un po a disagio l'eventuale amante?

    anonimo ti pubblico questa e ti cito....giusto per farti chiaro un fatto:
    secondo te io mi vergogno di dire che faccio foto nuda o che ho tatuaggi?è per questo che scrivi commenti del genere? tipo per farmi imbarazzare ecc?
    Ed il sesso è il tuo argomento cardine di tutto? ma ascolta guarda che 20 euro e una pompa te la fanno sui viali.
    Onestamente non me ne fotte un cazzo se cerchi di sbugiardarmi....non c'è nulla da sbugiardare.
    ONESTAMENTE MI TATUEREI L'ANO CON FIOR DI LOTO E CAZZATELLE SE MI ANDASSE.
    Il punto è che shit happens ha un suo significato (certo non strettamente letterale, ma che vuoi capire un microcefalo con 30 anni per gamba arrapato marcio) e fino ad oggi credevo di averlo sulla coscia....poi non so, tu avrai l'ano sulla coscia a quanto pare.

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  11. Sono pienamente d’accordo sul fatto che, quando la vivi per la prima volta, ancora inconsapevole delle immense inculate che ci prenderai successivamente, l’anoressia ti regala momenti di felicità pura, cristallina. E, no, neanch’io credo a chi afferma diversamente. Può essere una felicità fallace ed effimera quanto vuoi, ed effettivamente lo è, ma nel momento in cui la provi è reale, e ti fa stare bene.
    Io per tanti anni ho pensato che non ci sarebbe stato nient’altro nella mia vita che mi avrebbe resa tanto felice quanto l’anoressia nei primi tempi di restrizione alimentare, in quell’arco di tempo che è andato dall’esordio al primo ricovero in clinica.
    Ed avevo ragione.
    Perché non c’è stato nient’altro che mi abbia fatto provare quella felicità nella mia vita successivamente.
    Però – ed è un grande però – col tempo mi sono accorta di una cosa.
    Che le felicità non si possono comparare.
    Che nella vita si può essere felici per tante cose. E la felicità che si prova per ogni singola cosa, sarà sempre diversa da quella che si è provato per una qualsiasi altra cosa. Ma questo non significa che valga di meno.
    Per cui, è vero, non riavrò mai più la felicità che mi dava l’anoressia.
    Ma ho avuto altre felicità, e spero proprio che altre ancora ne avrò. E non sono felicità “peggiori” rispetto a quella che provavo con l’anoressia… sono semplicemente felicità DIVERSE.
    Io credo che valga comunque la pena di rincorrere il senso di felicità, come termine assoluto… qualsiasi ne sia la fonte. Perché non averla più da una certa fonte, non significa che non l’avremmo più in assoluto. E averla da altre fonti, viceversa, significa che possiamo avere la possibilità di provare felicità diverse, che saranno quelle che andranno ad arricchire la nostra vita.

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  12. @ Anonimo – Detta in maniera molto terra-terra: ma che noia i tuoi commenti, tutti uguali e fatti con lo stampino... Se sei così arrapato, anziché passare le tue giornate appiccicato di fronte allo schermo di un PC a leggere blog e a guardare foto di ragazze nude, alza le chiappe e vai in tangenziale! Per lo meno un po’ ti sfoghi…
    Okay, basta, non infierisco oltre… perché effettivamente neanche m’immagino quanto la tua vita possa essere triste, vuota, frustrante e misera, se la tua massima aspirazione è impiegare il tuo tempo cercando di bisticciare telematicamente con una ventenne.

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  13. All'anonimo sempre più allupato:

    Ti svelo un segreto: una vagina è sempre una vagina - e un culo è sempre un culo - a prescindere da quello che ci può essere tatuato intorno. Se però quando chiavi con qualcuna/o anzichè usare quel buco ti metti a guardare e a psicanalizzare quello che c'è intorno, ci credo che resti a bocca asciutta. Poi però non venire qui a lamentarti che non te la/lo danno, minchietta.

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  14. @Wolfie
    Ti rispondo qui anche se non è mio uso perchè non saprei come altro risponderti
    e mi dispiace dato che le tue considerazioni sono sempre molto apprezzate.
    In realtà è un cavillo che non so nemmeno quanto tu abbia scritto apposta o con l'acezione che intendo io....ma ci tenevo a sottolinearlo
    "ANCHE qui ci sono delle cose belle"
    Personalmente, solo qui ci sono delle cose belle. Per me, come scrivevo non troppi post fa, la vita che mi sto tirando su è bellissima.
    E per bellissimo non intendo in senso romantico, quanto piuttosto una vita che mi sono accorta (forse per la prima volta ) di vivere
    perchè davvero la costruisco, davvero è mia.
    QUindi no, per me non esiste ANCHE qui ci sono delle cose belle .
    Qui cisono delle cose belle. Qui.
    Il dca, non è una cosa bella. Non l'ho mai vissuta così. è forte, è estremamente forte. COme quando tiri dell'eroina. La prima sensazione è di freddo ma senti in mezzo agli occhi, dietro al naso, come se fosse esploso un 'enorme bignè alla cioccolata e il ripieno scivolasse intorno colando in ogni angolo del cervello . Per me il dca non è bello, è in quella linea tra bello e bestiale.Che è molto di più , da molto di più a livello di impatto emotivo di qualsiasi altra cosa.
    Io parlo ovviamente della MIA primissima esperienza, non di quello che segue...assolutamente.
    ti stringo

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  15. Immagina di tornare a 12 anni quando per la prima volta prendi un treno , con i tuoi soldini,in segreto da mamma e papà, e vai a fare una scampagnata con le amiche in un posto lontano. Magari ci piazzi la prima birra o la prima canna. Giuro che nella tua vita non ti sentirai mai più così ubriaco o così fatto.
    I treni che prenderai dopo non porteranno a posti così belli. I colori saranno più spenti e anche le compagnie meno esaltanti. In quel momento , in quello spazio liminale , eri Dio.
    è la sensazione su cui puoi sempre fare affidamento, il pensiero sicuro, che non sbagli mai.
    Cancelli il resto , ma il ricordo intonso e felice della prima volta è quel che ti porti sempre dietro.
    Come il primo amore.

    Cavolo, quant'é vero... a me é restata dentro quella sensazione, soprattutto se penso al comportamento alimentare in se..non so, un po come le droghe. Io mi sentivo assopita, rapita, e mi sentivo bene.
    Poi peró, e c'é un peró..mi sono accorta che alcune cose che mettevo in atto col cibo non erano altro che le manifestazioni di ció che facevo in altre sfere della vita..e le stavo distruggendo..Non so se sia un ricreare o se davvero stessi distruggendo tutto ma quello é stato l'inizio della ricerca di un'altra felicitá..é come se l'illusione si fosse un po rotta, non so. Mi sono chiesta se avrei potuto vivere per sempre solo con quelle sensazioni. Magari sarei sopravvissuta, felice in quella bolla..Ma stavo vivendo veramente?

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    1. ciao, grazie del commento.
      Ti volevo rispondere questo:
      capisco ciò che scrivi ma non l'ho esattamente mai provato.
      non ho mai immaginato come "sarei sopravissuta , felice in quella bolla"
      perchè di tutta la felicità iniziale era rimasto poco. O meglio, è rimasto poco.
      Non sto parlando come una persona guarita\miracolata , solo come chi ha spostato piano d'interesse e tiene solo in sottofondo la stessa musica. Più placata, meno costante...ma lì.
      Io l'ultimo periodo in cui ci ho buttato il 100% nei dca mi sarei voluta ammazzare. E non lo dico per dire.Dell'illusione iniziale che dicevi era rimasto solo il gesto di cavare cibo (è rimasto solo il gesto di cavare cibo),
      Io non credo si possa vivere per finta. Per definizione medica, siamo tutti vivi.
      La domanda è da che punto di vista, anche scientifico, vogliamo vedere la bilateralità della cosa.
      Stiamo vivendo o stiamo morendo?
      In che modo possiamo dirci l'uno o l'altro?

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  16. No beh ma nemmeno io non é che intendo che ho immaginato di vivere felice con il dca del tipo "vissero felici e contenti"..cioé é una cosa che ho supposto io che forse, se non avessi deciso di fare un passo avanti, avrei potuto vivere "assopita" piú che felice nel non risolvere quello che dovevo risolvere..e quindi in un certo senso vivere cosi, preferendo di attuare sempre certi meccanismi per me appaganti in quel momento..o meglio meno dolorosi, perché per me in quel momento affrontare la vita era piu doloroso che affrontare i problemi "con il cibo"..
    Mi sentivo in una bolla nel senso che la realtá era come ovattata perché i pensieri andavano sull'alimentazione..
    Io credo che sia positivo che hai spostato l'interesse e man mano forse anche la musica di sottofondo si affievolisce. Forse, io l'ho vissuta anche relativamente bene perché ho vissuto le prime fasi di un dca, quelle in cui stai bene per lo piú..per cui tendo sempre a dire che mi é rimasta un po la felicitá.
    Ma per dirti non vado a ricercarla, peró se mi capita di avere una ricaduta e dover restringere non la vivo "male" come molti altri la vivono..solo che so che alla lunga mi distrugge la vita, perché é giá successo. Solo che la sensazione della rinuncia di un cibo io non l'ho mai vissuta come negativa.

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  17. Grazie a te per la risposta, e soprattutto grazie per aver messo giù in maniera così chiara ed efficace quello che anch'io stavo pensando, ma che non ero riuscita a trovare parole adatte per esprimere (il che penso ti spieghi anche perchè io non tengo un blog, ma preferisco commentare i blog altrui).
    Io credo che il dca sia "bello" quando ci cadi per la prima volta, quando ti sembra ancora tutto rose e fiori, e la malattia non ha ancora svelato i suoi inganni. Poi, quando la prima illusione cade, rimani comunque aggrappata al dca perchè magari ne hai bisogno in risposta ad altre mancanze, ma non ti dà più quelle sensazioni che provavi all'inizio.
    Però tutto questo è il costrutto di una malattia, e non ha niente a che vedere con quella che io definisco "vita", che è quella che sto cercando di vivere adesso, quotidianamente. Che ha i suoi alti e i suoi bassi, ma che a ben vedere racchiude comunque tante cose per le quali vale la pena di essere felici.
    Perchè anche se, ragionando per assurdo, il dca fosse in grado di darti la felicità, quale prezzo avrebbe quella felicità? Il prezzo di un corpo malato, di una mente malata, di un cumulo di rinunce, di moltissime occasioni sprecate. Per cui, quella potenziale felicità data dal dca si rimangerebbe se stessa con tutte le privazioni che ti imporrebbe.
    Pertanto, io adesso scelgo di vivere, e scelgo di crearmi la mia felicità nella mia quotidianità. So che non sarà una vita perfetta, ma sarà la mia vita, e ce la metterò tutta per renderla quanto migliore possibile!!!!!!!!!!!!!!

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  18. Dato che si sta aprendo un bel ventaglio di opinioni volevo approfittarne, e aggiungere una cosa.
    So di cozzare con quello che ho scritto precedentemente ma sono fatta così.
    La domanda che mi trapassa la testa è: si può riuscire a tenere in equilibrio una vita degna di essere vissuta e una parte di dca? Si riesce a vivere ma VIVERE e a tenere in piedi ancora le ossessioni,le idee?
    Io non ce la faccio. La mia testa non ce la fa,o uno o l'altro. E questo mi fa maledettamente rabbia,mi sento incapace.

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    1. Non lo so....
      questa per me è una risposta puramente soggettiva
      sia per come viene percepito il dca, il confine tra patologico e normale
      e sia per cosa intendi vivere
      Secondo me vivere davvero è come dir nulla
      scientificamente
      si vive fin che non si muore
      quel che cambia , come ho già detto,
      è se stiamo morendo o stiamo vivendo
      e a questo nemmeno la scienza, la medicina o i filosofi possono rispondere.
      Per quel che mi riguarda
      la risposta alla tua domanda
      è sì.
      Io non so i tuoi canoni di vita degna di essere vissuta, ma per i miei questo è tanto.
      Non è il massimo, ma il massimo è irraggiungibile....c'è sempre un pezzettino in più.
      Per quel che faccio ora la mia risposta è Sì è POSSIBILE.
      Ma perchè io ho una soglia di tolleranza\menefreghismo alta.
      Mi capita di tornare a vomitare sporadicamente. La cosa si conclude lì...non mi impanico, non pianifico , è successo e basta.
      Io non mangio molti tipi di cibo, tendo a far collassare in un unico pasto tutto o "se non mi serve il cervello" tendo a non mangiare un cazzo.
      succede e basta.
      è normale? no, lo so che non lo è.
      Cosa ci posso fare? Tanto. In teoria. Ma adesso davvero ho voglia e necessità stretta di lavorarci? mi limita così tanto? no.
      Non dico che il mio ragionamento sia giusto....dico solo che ormai ho imparato a viverla così.

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  19. Per hopingless: Ciao hopingless, scusami se mi metto in mezzo ad una domanda che non è rivolta a me (e scusami anche te, justvicky, se approfitto del tuo blog per scrivere commenti diretti ad altre lettrici), però quando trovo un argomento di discussione interessante non riesco a fare a meno di intromettermi (sono fatta male, lo so). Secondo la mia opinione, ovviamente basata sulla mia personale esperienza, e dunque non generalizzabile, la risposta alla tua domanda è che, si, si può. Ovviamente non è una cosa che succede dall'oggi al domani, e non è una cosa che cade dal cielo, a me sono stati necessari anni, e tanta fatica in psicoterapia per ammettere, lavorare e scardinare i miei problemi, però, ad oggi, sono sostanzialmente contenta della vita che sto vivendo. No, non è una vita "perfetta", ovviamente, so che può migliorare ancora, e naturalmente cercherò di migliorarla ulteriormente perchè sono una di quelle che non si accontenta mai del minimo sindacale, però, tutto sommato, non posso affatto lamentarmi della vita che adesso sto vivendo. Come ti dicevo, non è una vita "perfetta". Il dca non se n'è andato, è sempre dietro l'angolo pronto ad attaccare. Ma lo tengo a bada. Ogni tanto (sempre più raramente, per fortuna) capita una scivolata, e allora mi rialzo. Quindi, no, la mia vita non è totalmente priva del dca. Però ho da poco trovato un lavoro (anche se, purtroppo, con contratto a tempo determinato), progetto d'iniziare un master universitario (sono laureata in lingue e letterature straniere), convivo col mio fidanzato, ho delle care amiche, ho due genitori pronti ad aiutarmi qual ora ce ne fosse la necessità, ho il tempo per dedicarmi alla lettura (che è il mio "hobby" preferito), e potrei stare qui ad elencare tante altre cose che rendono piacevole la mia vita. Per cui, complessivamente, la vita che sto vivendo mi piace molto. Come ti dicevo non è una vita priva del dca, e realisticamente probabilmente non lo sarà mai, ci sarà sempre un germe della bulimia rintanato dentro la mia testa, e pronto a saltare fuori a tradimento, ma di questo ne sono consapevole e ci convivo, cercando di riconoscere le avvisaglie di una ricaduta per evitarla o comunque per rialzarmi quanto prima. Ma adesso nella mia vita c'è così tanto di positivo, e che finalmente riesco a godermi, che mai e poi mai cambierei una virgola. Per cui, si, ti rispondo che è possibile. Con tanto tempo, impegno, psicoterapia, tenacia, determinazione, volontà, è, sulla base della mia esperienza, del tutto possibile.
    Un abbraccione, e scusa ancora per l'intromissione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  20. Okay, okay, a questo punto mi metto in mezzo anch’io, perché se non lo facessi la mia fama di ficcanaso nelle conversazioni altrui sarebbe messa seriamente a repentaglio…

    No, vabbè, scherzi a parte.

    Quoto justvicky quando parla di estrema soggettività della risposta. Ovvio che sia così, dal momento che siamo tutte persone differenti… e, pertanto, anche quando parliamo di “vita di qualità” abbiamo presumibilmente in mente cose diverse, e comunque standard diversi con cui definirla…
    Per cui, presunta l’ovvia soggettività della risposta, porto semplicemente quella che è la MIA risposta. Soggettiva per antonomasia, opinabile in quanto tale, ben lontana dall’essere depositaria di verità assolute… ma certamente detentrice della piccola verità valida per me stessa.

    Per cui, secondo me, la risposta alla domanda di hopingless è una risposta del tutto quantitativa.

    Pertanto risponderei: dipende. Dipende da quanto del DCA intendi tenere in piedi. Perché più cose del DCA si cerca di tenere in piedi, più ci si allontana da una vita di qualità… le 2 cose mi sembrano legate da una relazione di proporzionalità inversa. Più dai campo al DCA, meno lasci spazio ad una vita di qualità… e viceversa.

    Io non credo sia possibile staccarsi completamente dall’anoressia, e andare avanti come se niente fosse mai successo… credo però che sia del tutto possibile – e lo credo perché lo sto attualmente vivendo sulla mia pelle – che sia del tutto possibile ridurre l’anoressia ai minimi termini. E credo anche (per lo meno, per quel che personalmente mi concerne…) che questo sia l’obiettivo. La mia testa non è scevra da pensieri che riconosco come propri dell’anoressia, e forse non lo sarà mai… però sono pensieri che mi attraversano la mente, e lì restano confinati. Non interferiscono nel mio agire quotidiano. Sono cosciente della loro presenza, ma riposano in pace nel mio petto. E, di conseguenza, posso lavorare, fare sport, e via dicendo, integrando nella mia vita tutto quello che mi va, senza che l’anoressia interferisca più ulteriormente.

    Poi, certamente, come scrive Wolfie si arriva a questo lentamente, sfracellandosi i coglioni di psicoterapia, imponendosi giorno dopo giorno di seguire l’ “equilibrio alimentare” ad ogni singolo pasto, affrontando di petto i problemi senza più scappare, e, soprattutto, scegliendo di vivere giorno dopo giorno.

    Ergo, se speri di poter arrivare ad una vita di qualità mantenendo un significativo sottopeso, un’amenorrea, un’alimentazione borderline, un TOT di attività fisica al giorno, sappi che stai perdendo tempo. Ma se sei disposta a metterti in gioco, ad affrontare la vita lasciando stare il capro espiatorio dell’alimentazione, ad avere un corpo ed una mente che ti sostengano in qualsiasi percorso di studio/lavoro/sport tu voglia intraprendere, senza mirare ad un’utopica perfezione in cui la tua mente sia completamente scevra da ogni rimasuglio di DCA, allora una vita di qualità è del tutto possibile.
    Provato & confermato.

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